Montagne

Riflessioni di un montanaro
Fin da tempi immemorabili, la montagna è stata luogo d’espressione di spiritualità e di collegamenti divini. E’ stata anche posto di marce, escursioni, digiuni, sacrifici, di tentazioni e di paure. E’ stata espressione di ignoto, luogo inaccessibile agli esseri umani, dove il mistero si materializzava in pietra, diventando tangibile e concreto.
Gli uomini antichi avevano un grande rispetto nei confronti degli alti massicci. Consideravano che lo spirito della montagna fosse altrettanto poderoso delle sue rocce, delle acque, delle nevi perenni e prima di salirvi, innalzavano una invocazione, una preghiera, un dono, un rito; importanti gesti per rapportarsi con lo Spirito che vi anima.
Nei tempi passati, l’incanto della sua magia esprimeva ricchezza più pura rispetto a oggi che è diventata pista da scii per legioni consumistiche.
Quanto è diverso il rapporto della gente moderna nei confronti della montagna.
Non ci si rapporta più con essa, non si lascia alcuna offerta, non esiste alcuna sacralità nelle azioni quotidiane.
Questo è luogo in cui dovrebbe regnare il Sacro Silenzio, invece a colpi di esplosivo si squassa la roccia. Grosse macchine di ferro, munite di potenti martelli battenti e larghe pale, spaccano e spianano le pietre. Convogliano i liberi corsi d’acqua, che sono il canto e la vita del monte, lasciando dietro di sé paurose ferite, tangibili testimonianze d’ignoranza e presunzione.
Tutto questo è fatto in nome del denaro.
Solo una cultura malata può pensare la montagna come qualche cosa da riempire per portare tanti turisti, sottomettendola alle futili esigenze di consumo. Attraverso il momentaneo godimento di piaceri indotti dal profitto, gli esseri umani stanno perdendo l’occasione di esplorare, per mezzo delle grandi montagne di pietra, quelle inviolate vette interiori che ognuno porta dentro di sé e che sono in grado di innalzare lo spirito verso nuovi ampi spazi.
Le alte cime di pietra non rappresentano solamente un punto materiale d’arrivo ma segnano l’indefinito confine tra terra e cielo, reale e non reale o meglio, tra realtà e mistero, guidando l’attenzione sempre verso alti orizzonti.

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